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17/03/2008 - Il SIAM ha un nuovo presidente: Stefano Bollani

Se non si fanno le nozze con i fichi secchi, sicuramente non c'è musica senza musicisti

Appello ai futuri parlamentari

Fare musica non è solo un piacevole hobby ma anche la professione non riconosciuta di decine di migliaia di artisti italiani deprivati di ogni diritto e tutela sociale.

Il nostro paese, nonostante rappresenti ancora un'eccellenza in campo musicale e artistico, riconosciuta dal mondo intero, è il più lontano dalla realizzazione degli obiettivi che il Parlamento europeo ha indicato agli Stati membri quale presupposto per un corretto sviluppo delle attività artistiche, in generale e delle arti dal vivo in particolare.

Il SIAM (Sindacato Italiano Artisti della Musica), affiliato ad SLC-CGIL e presieduto dal musicista Stefano Bollani, si appella ai membri del prossimo Parlamento affinché nella loro futura funzione di governo e di opposizione rispondano positivamente agli inviti rivolti dal Parlamento europeo agli Stati membri in merito allo statuto sociale degli artisti comunitari.
Con la recente Risoluzione del 7 giugno 2007 il Parlamento europeo:
1. invita gli Stati membri a sviluppare o applicare un quadro giuridico e istituzionale al fine di sostenere la creazione artistica mediante l\'adozione o l\'attuazione di una serie di misure coerenti e globali che riguardino la situazione contrattuale, la sicurezza sociale, l\'assicurazione malattia, la tassazione diretta e indiretta e la conformità alle norme europee;
2. sottolinea che occorre prendere in considerazione la natura atipica dei metodi di lavoro dell\'artista;
3. sottolinea inoltre che occorre prendere in considerazione la natura atipica e precaria di tutte le professioni sceniche;
4. incoraggia gli Stati membri a sviluppare la definizione di contratti di formazione o di qualificazione nelle professioni artistiche;
5. propone pertanto agli Stati membri di agevolare il riconoscimento dell\'esperienza professionale degli artisti;
6. invita la Commissione e gli Stati membri a creare un \"registro professionale europeo\" del tipo EUROPASS per gli artisti, previa consultazione del settore artistico, nel quale potrebbero figurare il loro statuto, la natura e la durata dei successivi contratti nonché i dati dei loro datori di lavoro o dei prestatori di servizi che li ingaggiano.


DI COSA STIAMO PARLANDO

Molta letteratura, molta cronaca, molto pettegolezzo, molta attenzione, sono rivolti alle star, molto spesso in misura indirettamente proporzionale alla qualità culturale delle loro proposte artistiche e direttamente proporzionale alle mode ed alle dimensioni dell'industria discografica che li produce. Ma poco si riflette sul fatto che i divi costituiscono eccezioni, una sparuta minoranza di quanti concorrono alla realizzazione delle opere e delle rappresentazioni artistiche.
E si dimentica la realtà costituita dalla vasta moltitudine di artisti della musica: strumentisti, cantanti, coristi, direttori d'orchestra, direttori del coro, compositori, arrangiatori, orchestratori, ma anche di tecnici, maestranze, amministrativi che - con vari compiti, ruoli e livelli di impegno - garantiscono la continuità e la fattibilità delle attività musicali che offrono al paese identità, crescita culturale, coesione sociale, miglioramento della qualità della vita, e che contestualmente rappresentano un settore economico sottovalutato, di cui ancora non si conoscono appieno le potenzialità, anche occupazionali. In Europa lo spettacolo (e quello musicale contribuisce in massima parte) produce un fatturato complessivo di 655 miliardi di euro, corrispondente al 2,6% del PIL europeo, e impiega quasi 6 milioni di persone, pari al 3,1 % degli occupati totali nella Comunità.
Ma questi musicisti sono persone che, come tutte, hanno esigenze elementari e materiali e devono procurarsi i mezzi per farvi fronte tutti i giorni dell'anno.
Eppure è e resta drammatico in Italia il livello di illegalità, di lavoro nello spettacolo reso senza garanzie contrattuali, assicurative e previdenziali, in condizioni di vero e proprio sfruttamento.

A differenza di altri settori delle attività culturali (ad esempio il teatro), l\'attività musicale è disciplinata da un quarantennio da una propria legge nazionale, la n. 800 del 14 agosto 1967. Si tratta, tuttavia, di una legge datata, focalizzata esclusivamente sull\'attività lirica e concertistica che non affronta e disciplina il complesso del fenomeno musicale; si tratta, inoltre, di una legge che, tendenzialmente, disciplina la struttura delle istituzioni e dei soggetti musicali, più che disciplinare l\'attività musicale in sé. Questi limiti, aggravati negli anni, hanno comportato una riduzione dell'angolo visuale sulla realtà complessiva del fenomeno, così scontando l'incapacità di guardare al protagonista della produzione musicale, il musicista, ed alla sua condizione sociale ma anche a tutto il variegato mondo della musica popolare, della musica jazz e degli altri tanti generi che risulta del tutto ignorato, ad oggi, dal legislatore.
Infine i nuovi vettori della comunicazione culturale, le nuove modalità produttive ed i nuovi modi di fruizione determinati dall'avvento dell'era digitale e della rete non sono, ovviamente, neppure contemplati.
Anche per l\'attività musicale, quindi, può in buona parte parlarsi di assenza di disciplina legislativa.

Non vanno meglio le cose sul piano delle protezioni sociali specifiche dedicate a particolari lavoratori, fisiologicamente precari e "discontinui", laddove a clamorose lacune ed allo smantellamento del sistema previdenziale dello spettacolo, avvenuto attraverso la sua omologazione al sistema generale, si sommano norme parziali, contraddittorie e confuse, alcune risalenti addirittura al ventennio. A peggiorare il quadro, si sono poi aggiunti negli ultimi anni due interventi legislativi che rappresentano un vero incentivo al lavoro sommerso (il grande male dello spettacolo italiano): l'istituzione della figura del "musicista esercente attività musicali" e l'esenzione informativa e contributiva per quelle attività musicali realizzate da determinate categorie di musicisti, considerati "dilettanti" in quanto il loro reddito da spettacolo non supera i 5.000 euro annuali.
Si è intervenuti alla cieca e d'autorità, in sede di legge finanziaria, in modo demagogico, attenti al particolare ed incuranti delle conseguenze sul sistema complessivo che, d'altra parte non si conosce.

Non ci si rende conto che, come in un circolo vizioso, il fenomeno del lavoro sommerso da una parte, e l'inadeguatezza del sistema della sicurezza sociale - ma anche del sistema fiscale - alla realtà di questi lavoratori dall'altra, si autoalimentano, con il risultato di abbandonare il settore all'improvvisazione, all'immaturità, all'approssimazione, all'illegalità, fattori che ne frenano lo sviluppo economico, occupazionale e qualitativo.
Deve essere chiaro che nessuna delle azioni messe in campo contro il lavoro irregolare nello spettacolo avrà successo se il lavoratore, per primo, non avrà interesse ad emergere.
La chiave di volta per un'efficace lotta al sommerso - condizione e conseguenza di un ampliamento significativo della platea degli artisti che hanno accesso alla sicurezza sociale -, sta anzi tutto nell'unificazione e nell'armonizzazione contributiva (possibilità di totalizzare i contributi versati a fondi diversi in periodi coincidenti) delle diverse componenti che fisiologicamente costituiscono il reddito del musicista ed anche, come già avviene in Germania, adeguare il sistema di prelievo fiscale a redditi altamente variabili nel tempo.
A questa armonizzazione si deve accompagnare l'estensione del principio sul quale si fonda il sistema previdenziale dei lavoratori dello spettacolo: prevedere cioè l'obbligo assicurativo, anche contro la disoccupazione e gli infortuni, discendente dal tipo di attività svolta e non già dal requisito di subordinazione. Solo così sarà possibile tutelare queste particolari prestazioni di estrema variabilità e volubilità.

L'indennità di disoccupazione, l'assicurazione contro gli infortuni, il foglio d'ingaggio obbligatorio, la detraibilità dei costi sostenuti per l'attività e l'istituzione di un registro dei professionisti, sono i cardini su cui poggia una Proposta di legge, presentata durante la XIVma Legislatura (N. 4709, Gasperoni) e ripresentata nell'ultima legislatura (N.195 Cordoni) che, pur essendo sostenuta da tutte le sigle sindacali di categoria non è stata nemmeno discussa in sede di Commissione.

Peraltro, a causa di scelte sbagliate, cattiva gestione o peggio, anche quei soggetti che dovrebbero intervenire con l'intento di tutelare e aiutare lo sviluppo delle attività musicali in Italia, stanno di fatto contribuendo alla loro distruzione.
Da una parte la SIAE sta sempre più diventando un ostacolo alla creatività ed alla diffusione della musica perché buona parte dei proventi, con il sistema delle maggiorazioni, dei sempre verdi, con la sciagurata ordinanza sulla rilevazione a campione sempre meno distribuisce agli aventi diritto quanto loro compete e sempre più spesso dirotta e canalizza i compensi verso i grandi editori, verso le major dell'industria discografica.
Dall'altra l'IMAIE, l'Ente che dovrebbe tutelare i diritti morali e patrimoniali dell'interprete esecutore, non solo ha clamorosamente fallito il suo scopo sociale, ma ha permesso che si verificassero casi di malversazione, di clientelismo e di appropriazione indebita denunciati alla Procura ed oggi al vaglio della magistratura.
E' ora di voltare pagina!




SIAM
(Sindacato Italiano Artisti della Musica)
www.sindacatomusicisti.it

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